Apologia della congiunzione

scritto da Rubrus
Scritto Ieri • Pubblicato 17 ore fa • Revisionato 14 ore fa
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Testo: Apologia della congiunzione
di Rubrus

Giuseppe andò al mare, Maria in montagna.
Oppure.
Giuseppe andò al mare e Maria in montagna.
Oppure ancora.
Giuseppe andò al mare.
Maria in montagna.
Partiamo da una banalità: “e” e virgola (non proprio sempre, ma nella maggior parte dei casi e questo è uno) sono intercambiabili: si tratta di due proposizioni diverse, indipendenti e delle quali l’una è importante quanto l’altra. In comune, hanno la continuità: sono due eventi isolati, ma contigui, magari non cronologicamente o fisicamente, ma logicamente.
Il terzo esempio, invece, isola, anche graficamente, le due proposizioni. Del resto, le congiunzioni si chiamano così mica per niente: uniscono e, anche etimologicamente, si tratta di un legame stretto poiché è lo stesso che tiene, o teneva, i buoi (o altri animali da tiro) aggiogati mentre spingevano l’aratro o altro attrezzo agricolo.
Il terzo esempio, quindi, implica due concetti: il primo è che si tratta di due eventi importanti, il secondo è che la separazione stessa è importante e passare dalla separazione sintattica delle proposizioni alla separazione dei due personaggi che ne sono il soggetto logico-grammaticale è un passo piuttosto breve. Un suggerimento, forse, ma di quelli che si sentono.
È quello che si voleva trasmettere? Va bene.
Ma adesso proviamo a fare un giochino: mettiamo, invece, della “e”, una congiunzione diversa.
Giuseppe andò al mare, ma Maria in montagna. Si tratta di un’avversativa: le due azioni sono sempre autonome, sono sempre contigue, ma abbiamo un dato in più: una si contrappone all’altra e abbiamo un conflitto. Avrebbe potuto andare diversamente, invece è andata così. Magari è successo qualcosa che ha impedito che capitasse che i due scegliessero la stessa meta. Chissà, magari non sono riusciti ad avere le ferie nello stesso periodo. Ecco, a questo proposito, facciamo un altro piccolo sforzo.
Poiché Giuseppe andò al mare, Maria andò in montagna. Qui la separazione è ancora più forte che nel caso dei due capoversi, tanto forte che devo ripetere il verbo nella seconda benchè la prima sia vicinissima. Anzi, scritta così la proposizione fa qualcosa di molto più profondo: stabilisce una gerarchia tra le proposizioni: le due azioni restano separate, ma una dipende dall’altra: è ad essa subordinata. Maria è andata in montagna proprio perché Giuseppe è andato al mare; magari, se fosse stato Giuseppe ad andare al mare, Maria sarebbe andata in montagna. Magari non poteva, o non voleva andare nello stesso posto. Anzi, voleva andare in un posto semanticamente, e quindi fisicamente, opposto. Magari i due avevano litigato o si erano separati e pure male. Questa ipotesi poteva essere formulata anche partendo dall’avversativa, ma qui è un’ipotesi che si direbbe molto più plausibile, anche se magari non l’unica. Ce la facciamo a costruire un’altra frase con una congiunzione?
Sebbene Giuseppe fosse andato al mare, Maria andò in montagna. Anche qui due azioni separate, anche qui relazione gerarchica, ma diversa: possiamo immaginare, per esempio, che Maria avrebbe potuto o voluto andare al mare, ma ha dovuto, o potuto, fare diversamente. Come nell’avversativa, si può ipotizzare un fatto che non è quello che poi effettivamente si verifica, ma con una sfumatura differente: si potrebbe sentire persino un rimpianto e immaginare che anche Maria avrebbe voluto andare al mare, ma non l’ha fatto… oppure anche il contrario: voleva andare in montagna e tanto peggio per Giuseppe che ha dovuto andare al mare.
Be’, con gli esempi basta.
Mi pare evidente che con ciò si dimostra – ma volendo si potrebbe proseguire – che le congiunzioni non sono semplici elementi di ritmo.
Sono.
Operatori.
Logici.
Sono andato a capo apposta, ovviamente. Ho scritto così quei capoversi per evidenziare che le congiunzioni sono anche operatori logici. E, aggiungo, fonti di interessanti potenzialità: cambiatele e avrete possibili embrioni di storie diverse.
E adesso pensiamo alla crescente abitudine, per me esecrabile, di andare a capo continuamente dopo proposizioni brevissime, anche su testi lunghi (NB: parlo di prosa, va da sè).
Tutto è sullo stesso piano, tutto è ugualmente importante… anzi, proprio perché c’è quel capoverso continuo, tutto è urlato, per così dire. E allora niente è importante. Nulla, infatti, nessun concetto, si distingue dagli altri, né si può alzare il volume oltre un certo livello; o meglio, lo si può fare, ma si diventa, presto o tardi, sordi. E per cortesia, non tiratemi fuori la faccenda del ritmo: è come fare una canzone con una nota sola. Si può fare, è un virtuosismo, ma dopo due o tre sarebbe una noia mortale: anche un rubinetto che perde, in fondo, lo fa emettendo una nota sola… e comunque parliamo di “note”, il ritmo è una cosa diversa e che se continua all’infinito diventa ben presto più fastidioso del ronzio di una zanzara che almeno, ogni tanto, ha la decenza di allontanarsi.
E non è finita. Torniamo a Maria e Giuseppe.
Giuseppe andò al mare.
Maria in montagna.
Ognuno, come detto, si fa i cavoli suoi: l’unica relazione è la separazione.
L’autore non ci dice perché ci sia questa separazione: può essere una scelta consapevole, non abbiamo titolo di chiederglielo… ma è anche molto più comodo e facile.
Non è infatti un caso che le IA, almeno per ora (non durerà ancora a lungo) scrivano così: non possiedono ancora, almeno per il momento, la quantità di sfumature del linguaggio naturale.
Le IA, almeno nella loro produzione standardizzata, tendono a privilegiare strutture facilmente segmentabili, frasi brevi, parallelismi e unità sintattiche autonome. Ricordiamoci che il loro linguaggio è, in fondo, binario: zero o uno, la corrente passa o non passa, senza vie di mezzo – quando invece la realtà è fatta proprio di un groviglio di vie di mezzo.
Visto che l’argomento, qui, appassiona tanto, perciò, un indizio per vedere se un testo è artificiale o no è proprio la scansione dei capoversi: gli “a capo” continui con frasette asfittiche è un buon indizio della presenza in modo più o meno massiccio di una IA – ci sono poi altri indizi, ma l’argomento è ormai stucchevole e lasciamo perdere.
C’è un aspetto ben più importante, infatti, a mio parere.
Maria e Giuseppe, si è detto, fanno ognuno i cavoli propri: nessuna relazione.
Non ci si stupisca quindi se sono alieni l’una all’altro, o se lo diventano e, per l’effetto, sia presente una certa dose di alienazione.
Sempre per l’effetto, non ci si sorprenda se questa scrittura, in parte, rispecchi – e ho detto “in parte”, come un frammento di vetro: non arrivo a dire che ne sia la causa, se non forse in misura molto relativa, ma uno, e neanche il più importante, dei sintomi – l’alienazione moderna che non ha più l’aspetto della fabbrica di Chaplin, ma di monadi attaccate a uno smartphone.
A parlare, ovviamente, di emozioni.

Apologia della congiunzione testo di Rubrus
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